Matteo Gasperoni sta da entrambe le parti della scrivania. È cresciuto nei migliori settori giovanili italiani, ha conosciuto infortuni e un fallimento societario, è ripartito negli Stati Uniti come studente atleta e oggi è assistant coach della squadra maschile di calcio della Florida International University, a Miami. Adesso è lui a decidere chi reclutare.
Nicolò Baudo, fondatore di YWC, ha parlato con lui di tutto quello che un calciatore italiano e la sua famiglia vogliono sapere prima di scegliere il college americano: si può partire a 18 anni? Come si viene notati davvero? Come funzionano le borse di studio?
Dal Cesena a Miami
Dieci anni nel Cesena, la città dove è nato, fino all’Under 19. Poi l’Atalanta, che definisce il miglior settore giovanile italiano: sei mesi aggregato alla prima squadra, la panchina in Serie A, le nazionali Under 16 e Under 17.
Poi gli infortuni, il ritorno a Cesena in Serie B e il fallimento del club nel 2018, che gli fa perdere il contratto. Matteo sceglie l’università, si laurea in Italia e decide di trasferirsi negli Stati Uniti. Gioca due stagioni a FIU vincendo trofei, il periodo che definisce il più bello della sua vita, e chiude l’eleggibilità a San Diego, vincendo anche lì la conference.
Il passaggio in panchina non era nei piani. Dopo un master in risorse umane e uno in business analytics, entra nello staff dell’università di San Diego come analista dati per uno stage. Da lì nasce tutto: nel 2024 FIU lo richiama e poco dopo arriva la promozione ad assistant coach.
«Considero questo posto la mia seconda casa.»
A 18 anni si può, ma conta la testa
Con le nuove regole sui trasferimenti l’età media in Division 1 si è alzata e molti allenatori guardano giocatori più grandi. Ma per Gasperoni il criterio vero è un altro.
«Puoi avere un diciottenne pronto a dare il 110% e a non mollare nei momenti difficili. E momenti difficili ce ne saranno.»
In allenamento i giocatori vengono messi apposta sotto pressione, per vedere come reagiscono. Se sbagli e abbassi la testa, l’età non ti salva.
Junior college, NAIA, Division 2 e 3 non sono un ripiego
Chi può andare subito in Division 1 fa bene ad andarci. Ma passare uno o due anni in una divisione inferiore e poi salire è una strada che Gasperoni consiglia, e da cui recluta di persona. Il terzino destro che quest’anno gioca 90 minuti ogni partita arriva da un junior college, così come il numero 10 della squadra in cui giocava lui.
C’è anche una ragione fisica: a 18 anni il corpo può non essere pronto per i duelli con difensori da 90 chili. Quei due anni servono al fisico per crescere e alla testa per capire il calcio americano, che ha regole diverse e una settimana tipo molto diversa da quella europea.
Come si viene notati davvero
Ogni giorno riceve email con video di highlights e non può guardarle tutte. Quello che fa la differenza è la segnalazione di qualcuno di cui si fida, soprattutto se è onesto anche sui difetti del giocatore.
«Ho un sacco di agenti che mi dicono: questo è fortissimo, è fortissimo, è fortissimo. Io voglio sapere anche dove deve migliorare.»
Poi guarda le partite: partite intere, più di una, non i montaggi. Studia la storia del giocatore, gli infortuni e come ne è uscito. E quando può va a vederlo dal vivo, di gran lunga il modo migliore per farsi un’idea.
I numeri non bastano
Statistiche e curriculum contano, ma non sono tutto. Leonardo arrivava da una squadra di Division 2 che la stagione prima non aveva vinto nemmeno una partita. Guardando le gare, Gasperoni ha visto un diciannovenne al primo anno negli Stati Uniti che sotto 3-0 continuava a correre, a giocare nelle due fasi e a parlare con i compagni: un leader in una squadra che perdeva sempre.
Pasquale veniva dai dilettanti italiani, un livello che la maggior parte degli allenatori americani non guarda nemmeno. Dopo i video e diverse chiamate, Gasperoni ha deciso di puntarci: a inizio stagione era già a quattro gol e tre assist.
«Preferisco un giocatore con un curriculum un po’ più basso ma che vuole venire qui e dare il 110% dal primo giorno.»
Il segnale opposto si sente parlando: quando un ragazzo non è davvero coinvolto nel progetto si capisce, ed è un no anche con un curriculum ottimo.
Borse di studio e meritocrazia
Da quest’anno la NCAA ha fissato un tetto di 28 giocatori in rosa, dove prima c’erano squadre da 35 o 40. Dentro quei 28 convivono borse piene, borse parziali e giocatori senza borsa. A fine stagione le borse si aggiustano: chi ha reso più del previsto viene premiato.
«Dal primo giorno non ci interessa chi ha la borsa piena, chi non ce l’ha, chi ce l’ha parziale. Non ne parliamo mai in ufficio. Se un giocatore senza borsa gioca meglio di uno con la borsa piena, gioca quello senza borsa.»
Una differenza che Gasperoni sottolinea rispetto a quanto visto in Italia, dove a volte un giocatore gioca per l’investimento fatto su di lui o per il suo procuratore. A FIU un terzino che l’anno scorso non aveva giocato un minuto oggi è titolare, e un ragazzo arrivato da un junior college senza aspettative è sempre in formazione.
Cosa vuol dire farcela
Per Gasperoni farcela non significa per forza diventare professionista. Significa giocare, vivere una grande esperienza, magari vincere qualcosa e prendersi una laurea. Se sei davvero forte, il professionismo arriva. E anche senza, negli Stati Uniti il calcio è un’industria che offre strade come allenatore, scout, staff tecnico, nei college e nelle high school: la sua storia ne è la prova.
A FIU i giocatori vivono da professionisti, con campi, palestre, staff medico, nutrizionisti e lezioni nel campus, e a loro viene chiesto altrettanto. In autunno si gioca ogni due o tre giorni per vincere, in primavera si lavora sullo sviluppo individuale contro squadre professionistiche come Inter Miami, Orlando City e Sporting Kansas City. In rosa, gli americani sono cinque o sei su 28: il college soccer è a tutti gli effetti una lega internazionale.
Vuoi capire se il college americano fa per te? Il primo passo sono i nostri showcase, dove i ragazzi vengono visti dal vivo, come piace a coach Gasperoni.
Vuoi fare la stessa strada? Scopri come funzionano le borse di studio calcio negli USA e come ottenerne una con Yeswecollege.